Le Giulie

Tra la fine del II e l’inizio del III secolo d.C., Roma e l’impero sono comandati da un matriarcato orientale composto da quattro donne spregiudicate e sensuali, capaci di governare all’ombra di mariti e amanti, sfruttando il loro potere di seduzione per manipolare gli imperatori saliti al trono in età giovanissima, tra fascino, intrighi e menzogne.
La capostipite di questa dinastia di imperatrici siriane è Giulia Domna. Figlia di Giulio Bassiano, Sommo Sacerdote di El-Gabal e custode del tempio del Sole di Emesa, sposa Settimio Severo, diventando augusta e contribuendo ad avviare il processo di orientalizzazione dell’impero romano.
Giulia Mesa, sorella di Domna, è la “mente del cerchio magico”. Saggia e ambiziosa, porta i nipoti Elagabalo e Alessandro sul trono dei Cesari ed è la prima donna a partecipare a una seduta del senato, suscitando l’indignazione dei Romani.
Giulia Soemia, figlia di Mesa e madre di Elagabalo. È colei che, secondo l’Historia Augusta, “viveva da cortigiana, incapace di resistere al proprio capriccio, e tutti, sino all’ultimo schiavo, arrossivano dei suoi eccessi”.
Infine, Giulia Mamea, sorella di Soemia e madre di Alessandro, cugino e successore di Elagabalo. Operando dietro le quinte, riesce con la sua abilità diplomatica a reggere l’impero per tredici anni, abbracciando il cristianesimo e dando un nuovo impulso alla politica religiosa di Roma. Con la sua morte e con quella di Alessandro termina la dinastia dei Severi.

Elagabalus (Vertigo Ediz.)

Eliogabalo o Elagabalo non fu un buon imperatore secondo l’antico modello romano. Ai giorni nostri sarebbe stato più vicino alla figura di un contestatore, di un oppositore del sistema. Ma l’imperatore che regnò dal 218 al 222 d.C., anno del suo assassinio, non avrebbe forse apprezzato questa definizione visto che la sua vita fu tutt’altro che orientata verso le questioni politiche.
Elagabalo era prima di tutto un adolescente orientale, il rampollo di una nobile famiglia sacerdotale di Emesa. Cresciuto in un contesto sociale e religioso profondamente diverso rispetto alla tradizione e alla cultura romana, si trovò catapultato in un mondo a lui estraneo, per giunta nelle vesti di nuovo imperatore.
Le principali fonti antiche – l’Historia Augusta, Cassio Dione ed Erodiano – ci raccontano episodi di lussuria e depravazione legati alla figura del sacerdote imperatore. Anche grandi autori moderni, da Manzoni nei Promessi Sposi a Jonathan Swift nei Viaggi di Gulliver citano Elagabalo, entrato ormai nella storiografia e nell’immaginario come l’emblema della dissoluzione morale e della perversione sessuale.
In questo saggio ben documentato e ricco di citazioni tratte da varie fonti, Cristian Bissattini fa chiarezza ricostruendo le vicissitudini di uno degli imperatori più controversi della storia romana, condannato alla damnatio memoriae, eppure, al pari di Caligola e Nerone, capace di attirare su di sé l’attenzione, a dimostrazione che la presenza degli opposti, il bene e il male, il maschile e il femminile, esercitano sempre il loro fascino.

Elagabalus (2017)

Che cosa portò un adolescente effeminato, venuto dal mellifluo e ambiguo Oriente, sul trono di un Impero che si estendeva per quasi sei milioni di chilometri quadrati ed era abitato da oltre settanta milioni di abitanti? Chi era veramente Elagabalo, il sacerdote del dio Sole di Emesa, passato alla storia per i suoi costumi corrotti? Chi erano le spietate Giulie, donne carismatiche e sensuali, che manipolarono il giovane sovrano e ne segnarono inesorabilmente il destino?
Scrive Lampridio: “Chi avrebbe potuto tollerare un imperatore che aveva fatto di ogni orifizio del suo corpo un luogo per sfogare la sua libidine, quando nessuno potrebbe sopportare che neppure una bestia tenga un simile comportamento?”.
Ripercorriamo assieme l’imperium di questo controverso imperatore fanciullo, con i suoi eccessi sessuali e religiosi.

Cristian Bissattini

Cristian Bissattini è laureato in ingegneria nucleare e appassionato di storia romana.

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Che cosa portò un adolescente effeminato, venuto dal mellifluo e ambiguo Oriente, sul trono dei Cesari?